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THE STORY SO FAR
(LA STORIA COSÌ LONTANA DALLA CONCLUSIONE)

I - Ero venuto a sapere che Annalisa mi tradiva...

Ero venuto a sapere che Annalisa mi tradiva circa sette mesi prima, per radio. L’aveva detto al programma del mago Walter delle otto meno un quarto. Parlava piano, la voce tremante per l’emozione, ma era indubbiamente lei. Avevo fatto una certa fatica a risintonizzare le frequenze emotive sul registro di Annalisa. La mente narcotizzata da traffico della tangenziale si inceppava come un cd graffiato saltando tra i problemi che mi aspettavano a scuola con un gruppo di scugnizzi nordafricani e la bolletta del gas che scadeva il dodici. Tra tutti i pensieri che mi svolazzavano nel cervello, Annalisa era beatamente scivolata fuori in punta dei piedi.

In quel momento però, sentendo la sua voce gracchiare dalle casse della macchina svendendo il nostro amore a un mago di un network privato, avrei voluto essere a casa e chiederle scusa, carezzarle il collo fissando da dietro la sua nuca allungata il vetro appannato dalla condensa. Non so per cosa Annalisa, ma ti chiedo scusa. Questo avrei voluto dirle. E invece ascoltavo impassibile e impotente insieme agli altri radioascoltatori il mio dramma in diretta.

La tangenziale era perennemente intasata in entrambi i sensi di marcia. Sempre e comunque. Le macchine, ordinatamente incastrate, erano minuscoli tasselli di un Tetris perfetto. Visto dagli aerei che rollavano verso l’aeroporto low cost le automobili incastonate in quel groviglio di lamiere, acqua marcia e asfalto bitorzoluto sembravano un immenso, maleodorante monolite luccicante disteso lungo tutta la tangenziale.

E poi pioveva. Una pioggia densa, violacea, carica di benzene e priva di direzione. Faceva sempre così: al mattino lasciavo casa gettando occhiate preoccupate al cielo livido e secco, salivo in macchina, superavo i paesi cancellati dalla foschia e quando mi immettevo in tangenziale... tac, tac, tac, le prime gocce di pioggia si impastavano sul parabrezza. Era una pioggerellina ambigua perché non sembrava cadere dal cielo, pareva piuttosto spruzzata da un immenso nebulizzatore; più densa della nebbia, più marcia della muffa…

E dalla mia di autoradio, per chiudere questo cerchio perfetto, dopo una settimana che mi recavo tutti i giorni a Metanopoli, avevo sentito chiara e distinta la voce di Annalisa.

-Da dove chiami?

-…-

-Cosa vuoi sapere? Lavoro… Amore…

-Amore.

- Le date di nascita?

-Io tredici giugno… lui sette settembre…

-Cosa vuoi sapere?

-Solo se durerà… solo questo.

Il suono delle nostre date di nascita gettate senza rispetto nel mare sconfinato dell’etere mi avevano fatto sentire tremendamente solo. Solo e vulnerabile.

Ma io qui vedo che c’è un’altra persona…

Io voglio solo sapere se tra me e quell’altra durerà.

Non so Annalisa… qui io vedo solo che c’è un’altra persona dalla quale tu sei molto attratta

Durerà… vero?

Con sette settembre o con l’altra persona?

No… Non lo so.

Che i maghi non si facciano mai i cazzi loro è deontologicamente dimostrabile: se fossero discreti, poco curiosi insomma, non sarebbero maghi. Questo mago aveva fiutato le corna appellandosi non di certo ai suoi poteri paranormali ma alla sua esperienza da para-culo. Insomma, se una donna vi chiede se tra lei e suo marito durerà, se non altro capirete che quella coppia sta scoppiando, altrimenti che senso avrebbe quella domanda? A quel punto il vostro sillogismo paranormale sarà già a metà strada... A questo punto si tratterà solo di capire chi tra i due è il cornuto. Ora, fino a prova contraria, il cornuto è colui che tra i due ignora, e ignorando non si porrebbe mai quesiti sulla stabilità della propria relazione… insomma: non ci voleva un mago per capire che Annalisa mi tradiva.

Ad ogni modo Walter, il mago, le aveva consigliato amorevolmente di tagliare con il passato, con sette settembre, con me insomma, e di aprire il cuore a un’altra storia. Aveva fatto i doverosi in bocca al lupo a mia moglie e l’aveva liquidata con un pezzodei Green day.

Il traffico, seppur lentamente, aveva ripreso a muoversi. Il mio cervello, al contrario, si era inceppato. La Ipsilon davanti a me aveva liberato nell’aria un fumo impalpabile ed era avanzata di qualche metro, io ero rimasto immobile. La macchina dietro aveva suonato delicatamente, un leggero e garbato colpo di clacson alla cittadina, come per dire – mi scusi signore ma veramente ci staremmo muovendo… -. Avevo continuato a fissare con lo sguardo inebetito le gocce che si radunavano sul parabrezza e che venivano disperse a intervalli regolari dal tergicristallo. Annalisa aveva un altro, ma chi era? Possibile che non me ne fossi accorto? Da quanto tempo poi? La macchina dietro aveva suonato con più decisione, una vigorosa e produttiva strombazzata produttiva – Ehi testadicazzo se non l’ahi mica capito qui dovremmo andare tutti a lavorare! - mentre la macchina davanti era ormai abbastanza distante da non riuscire più a leggerne il numero di targa.

Avevo provato per un istante a prendermi per il culo nel tentativo pietoso di riprendere il controllo delle mie emozioni, nell’illusione puerile di sottrarmi allo sguardo impietoso della vita nascondendomi dietro l’indice della mano destra. Non era la mia Annalisa quella che aveva parlato alla radio. Aveva solo la stessa voce e… e le date di nascita, la mia e la sua coincidevano solo perché…

A quel punto la macchina dietro si era messa a strombazzare senza ritegno incoraggiata dal concerto di clacson di tutta la fila, compreso un enorme camion tappezzato di neon lampeggianti e psichedelici. La pioggia ticchettava sulle lamiere delle auto. Gli aerei rollavano sull’aeroporto lowcost. I tubi di scappamento vibravano nervosi. Le moto zigzagavano tra le auto. Mi mancava il respiro. Chi era quella persona? La conoscevo? Inspira – espira – conta fino a tre… I clacson ululavano. La pioggia tamburellava sul tetto della macchina. La strada era sempre più appannata dalla foschia. E io facevo fatica a respirare. Sentivo i battiti del cuore rimbalzare contro il torace e vibrare lungo le vene cavernose salendo rapidamente lungo il petto sciogliendosi dolorosamente lungo il collo.

Poi era successo. Avevo allungato la mano, avevo aperto lo sportello, ero sceso in strada piantando la macchina lì, in mezzo a quella babele di automobili. Avevo fatto tre passi avanti lasciando che l’acqua marcia si impastasse ai capelli sudati, respirando a pieni polmoni l’aria rancida, poi avevo sentito il rumore alle mie spalle. Mi ero girato lentamente, avevo spalancato la bocca, ma la voce mi era rimasta uncinata alla bocca dello stomaco. Poi la moto mi era piombata addosso. Il traffico era sparito, e così anche le macchine e i clacson, nei miei occhi solo una porzione di cielo bigio che mi bagnava la faccia.

No. Non ci voleva un mago per capire che Annalisa mi tradiva, al massimo uno stronzo per non accorgersene.

II - Crystal. Che nome divino.

Apro un occhio: un muro dal colore grigiastro. Apro l’altro. Non vedo ancora chiaramente, ma son certo di non sapere dove mi trovo e cosa sia successo, non ricordo nulla. Buio totale. Intravedo una sagoma  giungere ai piedi del mio letto, non distinguo ancora i tratti né del volto, né del corpo.. vedo solo un’immagine fluttuante, muoversi. Chi sarà mai, mi domando. Piano piano la vista sta riprendendo a funzionare a dovere. Inizio a intravedere la fisionomia dei tratti lungo il corpo di questa individua, una bellissima ragazza a quanto pare: fisico longilineo, altezza media, capelli mossi castano scuro e occhi agghiaccianti, o di ghiaccio? .. insomma, una ragazza che, a prima vista, non passa inosservata. Mi domando chi possa essere, ma la mia mente non riesce a ricordare nulla, nemmeno un minimo insignificante particolare. In un battibaleno si è adagiata sul letto, prendendomi la mano e stringendola forte forte, come se nulla al mondo potesse dividerci. Non ha la classica aria da infermiera, neppure da dottoressa. Inizia a parlare di un certo incidente avvenuto questo stesso giorno, dove da quanto ne possa capire, una moto mi ha investito provocandomi una tripla frattura composta, qualche vertebra rotta e altri danni meno gravi, fortunatamente. Si avvicina ancor più a me, con quegli occhi azzurro ghiaccio, che ricordano il freddo ma allo stesso tempo un armonia tra lei e chi la circonda. Sembra un angelo, un angelo bellissimo. Mi sta chiedendo di ricordare, di sforzarmi di ripensare a tutto ciò che mi è successo, per constatare quanto gravi sono i danni provocati al cervello. Mi piacerebbe proprio chiederle come si chiama, così, per pura curiosità. Le porgo la domanda e la risposta è ancor più ammirevole: si chiama Crystal. Che nome divino. Non perché, ma in lei c’è qualcosa di diverso, di divino oserei dire. Indossa un abitino bianco latte, molto semplice ma pur sempre elegante, fine. Ai piedi porta invece  tacch alti i, sempre bianchi. Ora posso distinguere tutto, la vista sembra essermi tornata. Ha iniziato a porgermi delle domande, molto banali. Cerco di risponderle più accuratamente che posso, chissà mai che faccia la mia bella figura. Non mi trovo in ospedale, ora ne sono sicuro. Mi ha appena comunicato il luogo dove mi trovo, non lo conosco. Stranamente non sento dolore a nessuno degli arti rotti, al contrario invece mi sento leggero, libero da tutto. Solo un pensiero mi turba: chi è costei? Domanda alquanto assurda e ridicola, ma senza una valida risposta. Decido di chiederle se qualcuno è stato avvisato del mio incidente e la  risposta mi raggela; il sangue nelle vene è come se si fosse fermato. Sto per avere un mancamento: stando alle sue parole io.. sarei nel limbo. Ebbene si, sono morto, o meglio quasi. Spalanco gli occhi, la fisso attentamente e inizio a riattivare gli ingranaggi del mio cervello, a conti fatti io in pratica sono in cielo. Non credo mi trovi all’inferno, ma nemmeno in paradiso, sono nel mezzo a quanto pare. Assurdo. Sono un ragazzo quasi morto! Crystal mi tranquillizza, iniziando a far chiarezza sugli eventi, dandomi accurate spiegazioni e risposte.
- Dunque, tornando un po’ indietro, a circa qualche ora fa, hai avuto un grave incidente, causato da una moto, dove tu effettivamente saresti dovuto morire. -disse lei, facendo una breve premessa dei fatti accaduti e continuò – il fato però ha voluto concederti una grande chance per rimediare ai tuoi errori, sei un ragazzo giovane, bello ed intelligente, è un peccato rovinarti la vita per degli sbagli commessi a discapito della tua conoscenza, infatti abbiamo notato che per tutti questi lunghi mesi, hai lavorato sodo, nel bene e nel male hai continuato imperterrito a darti da fare, solo per il bene altrui. Tu hai sacrificato l’amore per lei per darle una luogo stabile dove poter vivere e costruire una famiglia. Al giorno d’oggi ben pochi ragazzotti avrebbero fatto lo stesso! Per questo motivo  il consiglio dei cieli ha deciso di darti un’altra possibilità, dove poter cercare di far combaciare Amore e Sapienza insieme. Mi raccomando però, la vita è breve come hai potuto notare, mi raccomando ricorda: Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere. Spero ci rivedremo il più tardi possibile, fai buon uso dei miei consigli .. –
Detto fatto si volatilizza, e io sento un gran bisogno di dormire

Apro un occhio: un muro dal colore grigiastro. Apro l’altro: Oddio ci risiamo! – urlo a pieni polmoni, ma questa volta spalancando anche l’altro occhio, trovo davanti a me Annalisa.

(Martina M. dal 7 giugno 2010 al 20 giugno 2010)

III - Tre quarti di me

Lei siede al mio capezzale, il viso cereo, i bellissimi occhi verdi gonfi e stanchi, il labbro inferiore che le trema, i lunghi capelli scuri come l'ebano spettinati.
Indossa un tailleur blu scuro e una camicetta con le maniche a palloncino bordeaux, una  collana di perle bianche le cinge il lungo collo ricadendo con delicatezza sul petto che si alza e si abbassa rapidamente ad ogni respiro affannato.
Mi fissa spaventata, senza spiccicare parola, di tanto in tanto lancia un'occhiata impaziente alla porta.
Finalmente, quando un uomo alto e magro sulla cinquantina capelli radi e brizzolati, due pesanti borse violacee sotto agli occhi e passo strascicato entra nella stanza con il camice bianco (liso sugli orli) svolazzante, Annalisa esclama:
-Dottore! Santo cielo dottore, ha urlato e quando ho cercato di parlargli mi guardava con aria assente senza rispondermi...-
L'uomo occupa tutto il mio campo visivo nascondendo Annalisa, facendo sembrare la sua voce molto più lontana.
-Oh dottore, non avrà subito gravi danni cerebrali vero? Lui, lui non ha subito anche danni cerebrali permanenti...Non è così?
Chiede Annalisa, scossa dai singhiozzi, la voce due ottave più alta.
L'uomo però non le sta prestando ascolto, la sua attenzione è rivolta tutta su di me.
Chino a pochi centimetri dal mio viso, mi passa una piccola torcia da destra a sinistra prima davanti a una pupilla, poi all'altra. Ora che il suo naso quasi sfiora il mio posso sentire un puzzo di caffè e nicotina misto a odore di guanti di lattice.
-Sono il dottor Marangoni, ha avuto un brutto incidente, è stato investito da una moto, l'intervento è durato più del dovuto, ci sono state delle complicazioni, ma siamo riusciti a salvarla. Ora, la prego di non sforzarsi a parlare, complicherebbe ulteriormente la sua condizione, vorrei però che provasse a muovere le dita della mano destra, se non ci riesce sbatta due volte di seguito le palpebre, è tutto chiaro?-
Peggiorare ulteriormente la mia condizione? Non riesco a capire, mi sento indolenzito ma non mi sembra di essere grave, riesco a capire tutto quello che mi dicono e prima Annalisa ha parlato di danni cerebrali? No ha detto “anche danni cerebrali”, cosa significa?
-Signor Favrin? Tutto chiaro? Chiuda una volta gli occhi se ha capito.
Chiudo gli occhi e li riapro, il dottore si rivolge di nuovo a me:
-Signor Favrin muova le dita della mano destra per cortesia..-
Obbedisco e muovo le dita della mano destra, con uno sforzo terribile, il mio corpo si ribella a quel dolore improvviso che mi imperla la fronte di sudore freddo.
-Molto bene grazie, ora le dita della mano sinistra se non le dispiace...-
Il dottor Marangoni scrive qualcosa su una cartella medica e poi riprende a studiarmi.
Muovo anche le dita della mano sinistra e di nuovo il dolore mi pervade. Le dita mi sembrano indolenzite e poco collaboratrici, quasi fossero le dita di un altro.
Il dottor Marangoni si limita a fissarmi gli occhi azzurri inespressivi.
-Basta!-
Un urlo pieno di tristezza e dolore mi fa dimenticare quello che sto facendo, guardo Annalisa ora di fronte al dottore, aveva abbandonato il suo angolino sicuro in fondo alla stanza, per mettere fine al mio supplizio.
Il dottore la trapassa con lo sguardo, è freddo nei confronti di Annalisa che intimorita dal gelo che il dottor Marangoni emana si ritrae di nuovo nel suo angolo, singhiozzando in silenzio e coprendosi il viso con le mani tremanti.
-Signor Favrin, desidera smettere?-
Lo guardo, non voglio smettere, tutti questi aghi che sento penetrarmi nella carne, fanno sfocare la voce di quel paraculo del mago Walter, non ho dimenticato, ma vorrei, lo vorrei con tutto il cuore.
-Signor Favrin, se desidera smettere chiuda gli occhi.-
Li tengo ben aperti, e subito il dottore mi chiede:
-Signor Favrin, muova le dita del piede destro.-
Obbedisco per la terza volta e provo un dolore ben più forte dei precedenti, non riesco a trattenermi e un fiotto di bile acida e gialla mi sale lungo la gola.
Il dottore non si scompone, suona il campanello accanto al mio letto e subito un'infermiera esile e minuta accorre.
In un batter d'occhio cambia le lenzuola e mi mette un pigiama nuovo.
La testa sembra che voglia esplodermi e io sudo freddo. Sono scosso dai tremiti.
Il dottore per niente impressionato sussurra qualcosa all'infermiera che mi fa un'iniezione.
-Morfina-  dice il dottor Marangoni rispondendo al mio sguardo.
-Grazie signor Favrin, ora la lascio riposare.-
Lo guardo con aria ancora più interrogativa, perché non mi chiede di muovere le dita della gamba sinistra? Provo a muoverle ma non sento niente, la testa però mi pulsa terribilmente.
Di nuovo il dottor Marangoni interpreta il mio sguardo e sempre freddo e impassibile lancia un'occhiata ad Annalisa per poi guardarmi negli occhi e dire: -Signor Favrin, Come le dicevo ci sono state delle complicazioni durante l'intervento...- Mi guarda più intensamente e prende un lungo respiro -Abbiamo dovuto amputarle la gamba sinistra, mi dispiace, non abbiamo avuto altra scelta.-
Smetto di ascoltare dopo che sento “abbiamo dovuto amputarle...”.
Mi abbandono a un silenzio pesante, disturbato solo dai singhiozzi disperati di Annalisa.
Sento la Morfina che fa effetto, il sonno ha la meglio, chiudo gli occhi.

(Sara Fanton dal 28/06/2010 al 3/7/2010)

IV - Sorridi, domani sarà peggio.

Mi risveglio, ho perso la cognizione del tempo, non riesco a capire se sono passate ore, minuti, secondi.
Nella mia mente rimbombano due parole, solo quelle fottute parole, le ultime che avrei voluto sentirmi dire: tradimento, amputare.
Sembra illogico ma nonostante la notizia che avevo appena ricevuto, continuavo a pensare a lei e a chi fosse il suo nuovo uomo.
Non riesco a vedere altro, nei miei occhi rimane impressa la sua immagine, il suo volto, i suoi occhi intimoriti e umidi, sulle sue guance scorrono lacrime, lacrime di dolore. Sarà il segno ineluttabile suo pentimento? Si sentirà in colpa? Beh, me lo auguro davvero.
Non faccio altro che ripetermi che sono uno stupido illuso.
Dodici ore.
Come ho fatto a non accorgermene? cosa cazzo avevo nella testa? Sarà che quando sei immerso una storia, quando trovi Quella Persona che riesce a rubarti il cuore, ti sembra tutto talmente perfetto da non accorgerti nemmeno che il mondo sia in procinto di spaccarsi in mille pezzi come un guscio di noce. No, non posso nemmeno immaginarmela la vita senza di lei, chi riempirà le mie giornate? chi mi aspetterà sulla porta pronto ad abbracciarmi al mio rientro?
Ha ragione Crystal. Sono stato un cretino. Dovevo pensarci prima. Non avrei mai dovuto sacrificare il suo amore per farla vivere in un ambiente degno della sua persona. Alla fine cosa me ne faccio adesso del mondo che mi sono creato? cosa me ne faccio della promozione che ho ricevuto? Persa lei, ho perso tutto.
Devo trovare la forza di reagire, di superare questa orrenda situazione, la vita ci sbatte in faccia sempre nuovi ostacoli, sarà forse un'occasione per dimostrare a me stesso quanto valgo? Posso farcela, devo farcela.
Chiudo gli occhi, entro in un mondo fantastico, il mondo dei sogni.
 
Riflettori puntati su di me. Svariati paia occhi mi fissano, sussurri che si alternano, l'uno dopo l'altro. Non capisco distintamente stiano dicendo, percepisco solo un "Dobbiamo operarlo nuovamente per risolvere la situazione della gamba destra, si è gonfiata notevolmente".
I miei occhi sbarrati.
Mi concentro e cerco di ripetere quelle parole, ne assaporo il significato: amaro. Operarmi? di nuovo? proprio adesso che iniziavo a sentire meno dolore? e se dovessi perdere anche la gamba destra? Tante domande, tanti punti interrogativi, non uno schifo di risposta.

(Beatrice Giorgetti dal 27/09/2010 al 04/10/2010)

V - In bilico

La mia vita fa schifo. Una catena di eventi disastragici. Tutta colpa di Annalisa.
Cosa le ho fatto di male?
In pochi secondi la mia vita è crollata... l’unica cosa che conta, ora, è rimettermi in sesto.
È un filo sottile a reggere questa vita… devo fare in modo che non si spezzi. Ho già perso una gamba, non voglio perdere anche l’altra. Ho paura.
Posso ritenermi nevrotico senza ombra di dubbio. E storpio, giusto per dire un’altra. Non posso accettarlo. Sono distrutto, un uomo finito…
Il dolore più grande me l’hai procurato Tu… Tu che mi hai giurato fedeltà eterna… Tu che mi hai salutato ogni giorno con un bacio e un sorriso... Tu che ora mia hai tradito. Non posso accettare nemmeno questo. Sono proprio un guscio d’uomo.
Ma no, è chiaro! Dev’essere un sogno, colpa dei farmaci. E’ solo un’ illusione, non puoi avermi tradito davvero.
Questo pensiero mi tormentò per tutta la notte.
Il mattino dopo, quando mi svegliavi, lei non c’era.

(Lucrezia Gaetani dal 12/10/2010 al 19/10/2010)

VI - Incertezze

Ed è proprio in questi momenti che inizi a dubitare dell'intero genere umano. Ti svegli e la donna che ti aveva giurato amore e fedeltà non solo ti ha tradito, ma ti ha anche abbandonato in ospedale con la paura che ti venga amputata l'unica gamba che ti rimane. Sarà con quell’altro ? No, un momento, no.
Corrotto. Ormai sono corrotto da questo pensiero. Annalisa non mi farebbe niente del genere. O lo farebbe? Sbaglio ad incolparla di tutti i miei guai, ho tanto trascurato quella povera ragazza che non credo più di conoscerla bene come credevo in passato, ma di una cosa sono sicuro: sono sconvolto. Sono storpio da un paio di giorni e la mia donna, il sorriso tiepido che scaldava le mie giornate, probabilmente non mi ama più. E' colpa mia? Probabile. Non lo so.
Improvvisamente in me esplodono emozioni lasciate nel baule dall'adolescenza: Morbosa gelosia violenta. Stupida. Avete presente? Ti fa venir voglia di saltare al collo a chiunque si avvicini alla tua donna.
La gravità di quanto ho perso è limpida, e punge come acqua ghiacciata in faccia dopo una sbronza epocale.br /> Ti rivoglio Annalisa. Rivoglio l'Amore. Amore, bastardo. T'ho sottovalutato alla grande. L’amore mi ha fregato proprio ora che ne ho un bisogno fottuto.

(Matilde Schiatti dal 6/12/2010 al 12/12/2010)