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L'incontro al buio

L'elettricità era saltata intorno al decimo del primo tempo, poco prima dell'uno a zero. Nella stanza rimasta al buio rimbalzavano i rumori della strada; motorini, le radiocronache di Caressa e Bagni trasportate dall'etere, urla strozzate, risate improvvise e bestemmie, per lo più in italiano. D'improvviso poi, l'intero quartiere si era messo a ululare talmente forte che un paio di antifurti delle auto parcheggiate avevano preso a suonare svegliando i neonati. Un interminabile minuto rumeno, cinese, arabo, marocchino e italiano... Perché il Signore confuse quivi il linguaggio di tutta la terra... A quel punto Wang si era girato verso di noi con orientale calma e aveva domandato nel suo italiano al mandarino se qualcuno folse segnato... Amehd, che fino ad allora era rimasto in silenzio con una chiappa appoggiata sulla punta del divano, aveva cominciato a bestemmiare in italiano. Si vedeva lontano un miglio che più del gol e della partita a lui fregava solo menare le mani. Lo sapevamo tutti che Amhed era in acido per via di una pratica di ricongiungimento familiare respinta dalla questura con la spiegazione che per la legge italiana una promessa sposa non è considerato un ricongiungimento familiare. Il risultato? Amhed a parte qualche botta sparata nel confessionale della Grande sorella, beh, non scopava da quattro mesi. Ormonalmente parlando lo compativo pure, povero Amhed, soltanto mi domandavo perché i musulmani quando dovevano bestemmiare lo facevano in italiano. Mentre Amhed stava continuando la requisitoria nel suo italiano al Kebap in quella stanza satura di fumo e di puzza di piedi sudati, era tornata la luce. Neanche il tempo di accendere la televisione che un boato proveniente dalle finestre disposte ad anfiteatro s’era alzato verso il cielo slavato di metà giugno: Del Piero aveva segnato il due a zero regalando all'Italia un biglietto per la finale. A quel punto Amhed, sicuramente approfittando della confusione festante, aveva sferrato un calcio a tradimento nei coglioni di Wang che, dal canto suo aveva incassato il colpo con savoir faire orientale. Aveva prodotto un ghigno stitico e aveva fagocitato per osmosi l'attrito tra le pieghe del ventre flaccido. A quel punto Amhed aveva ritratto il pugno ancora chiuso dallo stomaco di Wang, o forse il braccio era semplicemente rimbalzato all'indietro respinto da quel muro di lardo? Fatto sta che Wang si era ricomposto, aveva scrollato il bacino, aveva guardato Amhed con serafico e profondo autocontrollo Zen e gli aveva assestato una testata nel centro della fronte. Amhed aveva alzato lo sguardo verso di noi per un attimo rivelando un preoccupante ghigno da tacchino stordito, aveva compiuto una mezza giravolta su se stesso ed era crollato sul pavimento. La scena l'avevo vissuta in terza persona, a rallentatore per di più. La verità era che avevo bevuto troppo. Nel pomeriggio Wang il ciccione si era presentato con una busta di plastica piena di bottiglie di vino, un nelo toscano - aveva detto lui - pleso al discount della statale. Non avevamo neppure finito la prima bottiglia che il rosso aveva preso a passeggiare su e giù lungo per l’esofago lasciandomi sul palato un saporaccio che aveva poco di Toscana e molto di Savana. Il pomeriggio era passato così, giocando a carte e ingoiando alcol e cattivi pensieri. Per un po' le cose mi erano girate bene, poi la fortuna mi aveva abbandonato: le carte erano buone, eppure gli altri ne tiravano sempre fuori di migliori.
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Pubblicato il 03 September 2018 da micheledimauro

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Pubblicato il 16 November 2010 da admin

Uccidere è come bere un bicchier d'acqua.

C'è questo testo di Max Aub che mi ha sempre tirato scemo... il titolo è "delitti esemplari" edito da Sellerio. Ebbene, lo sto rileggendo a distanza di anni e quanto me la spasso...
Il libro è un elenco di fittizie confessioni di altrettanti fittizi, e improbabili, omicidi reo confessi. Un imponente e maestoso sfoggio di creatività...
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Pubblicato il 12 October 2010 da micheledimauro
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