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Uccidere è come bere un bicchier d'acqua.

C'è questo testo di Max Aub che mi ha sempre tirato scemo... il titolo è "delitti esemplari" edito da Sellerio. Ebbene, lo sto rileggendo a distanza di anni e quanto me la spasso...
Il libro è un elenco di fittizie confessioni di altrettanti fittizi, e improbabili, omicidi reo confessi. Un imponente e maestoso sfoggio di creatività...


***
Lo uccisi, perchè era idiota, perfido, scemo, tardo, stupido, mentecatto, ipocrita, ignorante, burino, buffone, gesuita, a scelta. Una cosa si accetta, due no.

***

Era scemo. Gli spiegai e rispiegai tre volte la strada da fare, in modo chiarissimo. Era molto semplice, non aveva che da attraversare il Viale della Riforma all'altezza della quinta traversa. E tutte e tre le volte si confuse nel ripetere la spiegazione. Gli feci una piantina chiarissima. Restò là a guardarmi con aria interrogativa: E poi... Oddio, non ho capito. E si strinse nelle spalle. C'era da ammazzarlo. E io lo feci. Se mi dispiace o no, è un'altra faccenda.

***

Si puliva i denti come se non sapesse far altro. Lasciava il suo stecchino al lato del piatto per riprendere a stuzzicarseli appena finito di masticare. Ore ed ore, dall'alto in basso, da destra a sinistra, da sinistra a destra, da avanti a dietro, da dietro ad avanti. Sollevando il labbro superiore, come un coniglio, mostrando - uno dopo l'altro -gli incisivi giallastri; abbassando il labbro inferiore fino alla gengiva corrosa; finché gli sanguinò, solo un poco. Gli trasformai lo stuzzicadenti in baionetta, conficcandoglielo fino alle nocche.

***

Stavamo pigiati come sardine e quell'uomo era un porco. Puzzava. Tutto gli puzzava, ma soprattutto i piedi. Le assicuro che era impossibile sopportarlo. E poi aveva il colletto della camicia nero, e la nuca untuosa. E mi guardava. Una schifezza. Cambiai posto. Ebbene, lei non ci crederà, ma quell'individuo mi seguì. Aveva un odore diabolico. mi parve di vedergli uscire come degli insetti dalla bocca. Forse lo spinsi troppo forte. Non daranno mica la colpa a me, se le ruote dell'autobus gli passarono sopra.

***

Scivolai e caddi. Colpa di una buccia d'arancia. C'era gente, e tutti si misero a ridere. Soprattutto quella del chiosco dei fiori, che mi piaceva tanto. La pietra la colpì proprio in fronte, tra i due sopraccigli: ho sempre avuto un'ottima mira. Cadde a gambe larghe, tra i suoi fiori in mostra.

***

 Era più intelligente di me, più ricco di me, più generoso di me, era più alto di me, più bello, più disinvolto, vestiva meglio, parlava meglio; se voi credete che queste sono scuse, siete proprio stupidi. Ho sempre pensato alla maniera di sbarazzarmi di lui. Feci male ad avvelenarlo: soffri troppo. Questo sì che mi dispiace. Avrei voluto che morisse di colpo.

***

Da quando era nato, quel moccioso non faceva che piangere, la mattina, la sera, la notte. Quando lo staccavano, quando gli davano il biberon e quando no, quando lo passeggiavano e quando no, quando lo cullavano, quando gli facevano il bagno, quando lo cambiavano, quando lo portavano a spasso, e quando lo riportavano a casa. E io dovevo finire quell'articolo. Avevo promesso di consegnarlo alle dodici. E io sono di parola. E questo marmocchio che piange, piange e piange. E sua madre... Beh, di sua madre meglio non parlarne. Lo gettai dalla finestra. Vi assicuro che non c'era altra scelta.

***

Uccise la sua sorellina la notte della befana per tenere tutti i giocattoli per sé

***

ERRATA CORRIGE:

dove c'è scritto:

la uccisi perché era mia

si deve leggere:

la uccisi perché non era mia

***
Il goal era ormai fatto! Bastava dare appena un calcetto al pallone, con il portiere già spiazzato... E lui invece l'ha spedito sopra la traversa! E quel goal era decisivo. Li avremmo fregati in pieno quei cornuti della Nopalera. Se quel calcio che gli diedi lo spedì all'altro mondo, che impari lì a tirare in porta come Dio comanda.
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Posted on 12 October 2010 by micheledimauro
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